Bending Spoons rappresenta la nostra più grande paura sull'AI
Ho letto i conti di Bending Spoons. Quello che mi ha lasciato l'amaro in bocca non sono i numeri.
No, non è che l’AI distrugga l’umanità.
È che l’AI ci tolga il lavoro.
Ed è proprio per questo che trovo Bending Spoons così interessante: quella paura è insita nel suo stesso modello di business.
Come è cresciuta fino alla quotazione
Quello che fa Bending Spoons è prendere aziende tech molto conosciute, con un’ampia base di utenti, che negli ultimi anni hanno perso un po’ di smalto. Le acquisisce, e quello che acquisisce principalmente è il brand e la customer base. La tecnologia interessa solo in parte, perché oggi non servono più tutti quei programmatori, non serve più tutto il personale che serviva prima in una tech company, specialmente nei profili tech e IT.
E quindi, appena arriva, taglia un mucchio di posti di lavoro.
Non stiamo parlando del 10%. Stiamo parlando della maggioranza delle persone in azienda: il 75% del personale di WeTransfer nel 2024, circa il 75% di Vimeo entro due mesi dall’acquisizione, tutti e 22 i dipendenti di Filmic, fondatore compreso, oltre cento persone in AOL.
E con cosa le sostituisce?
Da un lato con processi e software centralizzati, ad esempio la fatturazione, la gestione dei pagamenti, la monetizzazione, l’infrastruttura. Dall’altro ricreando i processi ad hoc con l’aiuto dell’AI e degli agenti.
Questo modello di business non è affatto nuovo. È un private equity, un private equity con una componente innovativa che è quella dell’intelligenza artificiale.
Ed è proprio questo, a mio parere, quello che piace a Wall Street. Un modello che il mondo della finanza conosce benissimo, dove il risultato è meccanico: se prendo un’azienda e taglio i costi, nel breve periodo diventa più profittevole. Unito alla componente di AI, che è ciò che oggi ha un grande hype.
Il mercato ha premiato: quotazione al Nasdaq il 1 luglio 2026 a 29 dollari per azione, sopra la forchetta annunciata, 1,68 miliardi raccolti, una valutazione implicita di 18,4 miliardi e un primo giorno chiuso a più 40%.
Non è tutto oro quello che luccica
Il Wall Street Journal ha recentemente sollevato dubbi sul modo in cui l’azienda rappresenta la propria redditività, in particolare sull’uso molto aggressivo delle metriche adjusted, quelle da cui vengono esclusi ammortamenti e altri costi.
Nel 2025, a fronte di 1,31 miliardi di ricavi, il risultato netto è una perdita inferiore al milione di dollari. L’utile netto adjusted dichiarato dalla società è di circa 402 milioni. In mezzo ci sono 151 milioni di ammortamento e svalutazione degli intangibili acquisiti, e altri 151 milioni di voci che l’azienda considera non indicative della performance operativa.
Un software comprato perde valore ogni anno, e la contabilità obbliga a scrivere quella perdita tra i costi. La metrica adjusted fa finta che non esista. Weil scrive che è come far finta che un cubetto di ghiaccio non si stia sciogliendo.
Poi c’è la crescita. Nel secondo trimestre del 2026 i ricavi sono saliti del 126% rispetto all’anno prima, ma la crescita organica, quella dei prodotti che l’azienda aveva già, è del 3%. Tutto il resto arriva dalle aziende comprate nel frattempo. E la crescita organica di solito si misura sulle attività possedute da almeno dodici mesi, mentre Bending Spoons ci mette dentro anche quelle comprate da meno: così gli aumenti di prezzo decisi subito dopo un’acquisizione vengono contati come organici.
Ma più che su questo, in realtà, voglio concentrarmi sul lato umano di questa storia.
Perché stiamo parlando di un’azienda che ha come parte integrante e fondamentale del modello di business il tagliare persone. L’intelligenza artificiale, nelle aziende che compra Bending Spoons, non viene utilizzata in primis per permettere alle persone che sono in azienda di fare meglio il loro lavoro e di dedicarsi a cose a più valore. Viene utilizzata in primis per tagliare personale.
Questa cosa, non so voi, ma a me dal punto di vista etico lascia un po’ perplesso.
Io questa dinamica l’ho già vissuta
Una cosa è trovarsi in una situazione in cui l’azienda, per sopravvivere, è obbligata a tagliare persone. Lì si sceglie il male minore. Ed è una cosa che purtroppo ho vissuto.
Anni fa automatizzai alcuni processi in un’azienda. Riuscii a ottenere performance notevolmente migliori: per farla breve, ogni persona otteneva il doppio del risultato.
Quel guadagno, mio malgrado, non fu utilizzato per raddoppiare i risultati. Fu utilizzato per dimezzare le persone.
Tra l’altro era una cosa che non sapevo nel momento in cui stavo elaborando quel sistema, e fu per me un grosso colpo, perché erano tutte persone che conoscevo personalmente. Poi ci fu il modo di spostarle in altre società del gruppo e in aziende amiche, quindi per la stragrande maggioranza non rimasero a casa. Ma ricordo di aver vissuto tutta quella faccenda con molto trasporto, di essermi trovato in difficoltà per essere stato il fautore di un sistema che aveva permesso di tagliare delle teste.
A posteriori, mettendomi nei panni dell’imprenditore e del management team, comprendo la scelta. Per salvare l’azienda bisognava tagliare i costi laddove possibile, cercando di migliorare le performance nel breve periodo.
Discorso diverso però è se io di quello ne faccio il business.
Tagliare i costi e alzare i prezzi
Quello che fa Bending Spoons è comprare aziende con l’intento, tra le altre cose, di tagliare delle teste. Sicuramente fa anche altro, e immagino e spero che si vedranno risultati ulteriori. Ma dalle analisi che ho fatto io, con i dati a disposizione dall’esterno, quello che si vede principalmente è che dopo le acquisizioni vengono tagliati i costi e aumentati i prezzi per i clienti.
Le innovazioni non sono tanto all’esterno, sul prodotto, quanto internamente ai processi. Processi per fare le stesse attività con meno persone possibile.
Evernote è il caso che lo mostra meglio. Tra il 2022 e il 2025 i ricavi sono cresciuti del 30% e il ricavo medio per utente attivo è salito del 150%, ma gli utenti attivi ogni mese sono calati del 48%. Quest’ultimo dato nel prospetto della quotazione non c’era: l’ha ricostruito il Wall Street Journal.
C’è quindi l’intenzione di tagliare, alzare il prezzo e, alzando il prezzo, tagliare la fetta meno redditizia dei clienti per concentrarsi su quelli più profittevoli. E anche questo va nella direzione di tagliare posti di lavoro, perché è ovvio che se anziché 10.000 clienti ne ho 5.000, o addirittura 3.000, il personale che mi serve sia per mantenere la relazione con quei clienti sia per gestire le operation si riduce notevolmente.

È questo il modello di business di cui andare fieri?
Attenzione: io sono contento se un’azienda italiana, tra l’altro guidata da giovani, arriva a quotarsi in borsa. Spero che da qui ai prossimi anni ce ne siano 10, 100, 1.000 di aziende con un modello di business e una crescita talmente importanti da essere riconosciute a livello internazionale.
Quello che mi dispiace è che sia proprio questo il modello. Un modello dove le persone non vengono valorizzate appieno, ma vengono prima di tutto tagliate.
Poi questa è la situazione negli Stati Uniti. In Italia la situazione è diversa, perché in Italia Bending Spoons assume, e va considerato che il costo del personale italiano è molto inferiore a quello statunitense: anche qui, dal lato della riduzione dei costi, il vantaggio c’è.
Però sì, l’idea che il modello di business di un’azienda si fondi sul lasciare a casa migliaia di persone in continuazione mi lascia davvero l’amaro in bocca.
E francamente non ho una risposta semplice su come potrebbe essere diverso.
A livello ideale mi piacerebbe che la maggior parte di queste persone non venisse eliminata, ma anzi usata per crescere. Per creare nuovi prodotti, per entrare in nuovi mercati, per portare avanti nuove iniziative all’interno del gruppo.
Capisco che non sia facile. Ma quello che noto è che le aziende che durano davvero, quelle che hanno una storia che sopravvive per decenni, non solo puntano sulle persone: in molti casi le mettono al centro.
E credo che sia proprio quello che tutti noi vogliamo dalle realtà aziendali di oggi e, sempre di più, da quelle di domani. Che lo scopo non sia solo portare fatturato, non sia solo portare profitti, e non sia solo remunerare gli investitori, ma creare davvero valore nel mondo. In primis per le persone che lavorano dentro l’azienda.
Perché l’AI crea un enorme dividendo di produttività: il vero problema è decidere chi incasserà quel dividendo.
Se grazie all’AI dieci persone possono fare il lavoro che prima ne richiedeva cento, cosa facciamo delle altre novanta?
Le lasciamo a casa e restituiamo tutto quel guadagno agli azionisti?
Abbassiamo i prezzi?
Produciamo dieci volte tanto?
Le spostiamo su nuovi prodotti?
Usiamo quella capacità per crescere?
Non ho una risposta definitiva. Ma credo che questa sia una delle domande più importanti che dovremo porci nei prossimi anni. Come imprenditori, dipendenti, azionisti e soprattutto come esseri umani.
Vorrei ringraziare Francesco Galvani, che con il suo post su Bending Spoons ha ispirato questo articolo.
Note e fonti
- L’articolo del Wall Street Journal, firmato Jonathan Weil: At Bending Spoons, the Numbers Are the Real Mind-Bender. È da lì che arrivano l’analisi sulle metriche adjusted e i dati su Evernote.
- Ricavi e dati di bilancio: prospetto depositato alla SEC, Form 424B4
- Debutto al Nasdaq del 1 luglio 2026: Morningstar
- Il modello di acquisizione e i tagli dopo le operazioni: TechCrunch
- Vimeo: CineD
- Filmic: AppleInsider
Scrivo di sistemi e AI per chi costruisce: un modo pratico alla volta per trasformare il caos in qualcosa che cresce con te, senza perdere l'umano.
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E tu, quali sono le tue debolezze?
Sui social sembrano tutti perfetti. Io comincio dai miei difetti e da due errori che mi sono costati un rapporto e un'azienda, per arrivare al motivo per cui l'AI non sostituirà mai la capacità di leggere le persone.
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